ADALAT CRONO
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01.0 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE
02.0 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA
03.0 FORMA FARMACEUTICA
04.0 INFORMAZIONI CLINICHE
04.1 Indicazioni terapeutiche
04.2 Posologia e modo di somministrazione
04.3 Controindicazioni
04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso
04.5 Interazioni
04.6 Gravidanza e allattamento
04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine
04.8 Effetti indesiderati
04.9 Sovradosaggio
05.0 PROPRIETA' FARMACOLOGICHE
05.1 Proprietà farmacodinamiche
05.2 Proprietà farmacocinetiche
05.3 Dati preclinici di sicurezza
06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE
06.1 Eccipienti
06.2 Incompatibilità
06.3 Periodo di validità
06.4 Speciali precauzioni per la conservazione
06.5 Natura e contenuto della confezione
06.6 Istruzioni per l'uso e la manipolazione
07.0 TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO
08.0 NUMERO DI AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO
09.0 REGIME DI DISPENSAZIONE AL PUBBLICO
10.0 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE
11.0 TABELLA DI APPARTENENZA DPR 309/90
12.0 DATA DI REVISIONE DEL TESTO

01.0 DENOMINAZIONE DEL MEDICINALE -[Vedi Indice].

ADALAT CRONO

02.0 COMPOSIZIONE QUALITATIVA E QUANTITATIVA - [Vedi Indice].

Adalat Crono 20 mg Compresse rivestite a rilascio modificato Una compressa rivestita contiene: Principio attivo: nifedipina 20 mg Adalat Crono 30 mg Compresse rivestite a rilascio modificato Una compressa rivestita contiene: Principio attivo: nifedipina 30 mg Adalat Crono 60 mg Compresse rivestite a rilascio modificato Una compressa rivestita contiene: Principio attivo: nifedipina 60 mg Per gli eccipienti vedere 6.1

03.0 FORMA FARMACEUTICA - [Vedi Indice].

Compresse rivestite a rilascio modificato.

04.0 INFORMAZIONI CLINICHE - [Vedi Indice].

04.1 Indicazioni terapeutiche - [Vedi Indice].

1.
Trattamento della cardiopatia ischemica: angina pectoris cronica stabile (angina da sforzo); 2.
Trattamento dell'ipertensione arteriosa.

04.2 Posologia e modo di somministrazione - [Vedi Indice].

Il trattamento va possibilmente adattato alle necessità individuali in funzione della gravità della malattia e della risposta del paziente.
Inoltre, in relazione al quadro clinico individuale, la dose di mantenimento dev’essere raggiunta gradualmente. Nei pazienti con funzionalità epatica compromessa può rendersi necessario un accurato controllo e, nei casi gravi, anche una riduzione del dosaggio. Salvo diversa prescrizione medica, per l’adulto valgono le seguenti direttive posologiche: 1.
Cardiopatia ischemica - angina pectoris cronica stabile 1 cpr di Adalat Crono 30 mg al dì (angina da sforzo) La dose può essere gradatamente aumentata, in accordo con le esigenze individuali dei pazienti, fino ad un dosaggio massimo di 120 mg somministrato una volta al giorno, al mattino. 2.
Ipertensione arteriosa 1 cpr di Adalat Crono 30 mg al dì In alcuni casi può risultare opportuno incrementare gradualmente la dose, secondo le esigenze individuali, fino ad un dosaggio massimo di 60 mg somministrato una volta al giorno, al mattino. In generale la terapia deve essere iniziata con 30 mg una volta al giorno. Una dose iniziale da 20 mg al giorno può essere presa in considerazione quando clinicamente indicato. Dosi intermedie es.
40 mg, 50 mg possono essere date da combinazioni, per esempio di compresse da 20+20 mg o 20+30 mg.
Modalità d’uso: In genere, la compressa rivestita dev’essere inghiottita intera con un po’ di liquido, indipendentemente dai pasti; le compresse non devono essere masticate o spezzate. Qualsiasi aggiustamento ai dosaggi superiori o inferiori deve essere effettuato solo sotto controllo medico. La sostanza fotosensibile contenuta nella compressa è sostanzialmente protetta dalla luce all’interno ed al di fuori della confezione. Internamente alla confezione, le compresse sono anche protette dall’umidità e quindi devono essere estratte dall’astuccio solo a scopo di assunzione. Durata del trattamento Secondo prescrizione del medico curante.

04.3 Controindicazioni - [Vedi Indice].

Ipersensibilità nota al principio attivo o ad uno qualsiasi degli eccipienti.
Gravidanza accertata o presunta ed allattamento. Shock cardiovascolare. Trattamento concomitante con rifampicina (in quanto l’induzione enzimatica può non consentire di raggiungere dei livelli plasmatici efficaci di nifedipina).

04.4 Speciali avvertenze e precauzioni per l'uso - [Vedi Indice].

Si raccomanda prudenza in caso di marcata ipotensione (pressione sistolica inferiore a 90 mmHg), nei casi di manifesta insufficienza cardiaca ed in quelli di marcata stenosi aortica. Come per altri materiali non deformabili (confrontare paragrafo 6.6.) dovrebbe essere usata prudenza qualora si somministri Adalat Crono a pazienti con gravi stenosi del tratto gastrointestinale poiché potrebbero insorgere dei sintomi ostruttivi: in singoli casi questi sono stati descritti anche senza il riscontro anamnestico di disturbi gastrointestinali.
Adalat Crono non dev’essere usato nei pazienti portatori di tasca di Kock (ileostomia dopo proctocolectomia).
Nel corso di indagini radiologiche con contrasto di bario, Adalat Crono può dare delle immagini falsamente positive (come dei difetti di riempimento interpretabili come polipi). In corso di gravidanza (vedi paragrafo 4.3.), in situazioni di emergenza ipertensiva, quali ad esempio l’eclampsia, il farmaco dev’essere utilizzato sotto la responsabilità e lo stretto controllo del medico.
Si raccomanda particolare cautela quando si somministri nifedipina in associazione a solfato di magnesio per via endovenosa, a causa di una possibile eccessiva caduta pressoria. Nei pazienti con funzionalità epatica compromessa può rendersi necessario un accurato controllo e, nei casi gravi, anche una riduzione del dosaggio.

04.5 Interazioni - [Vedi Indice].

L’effetto di nifedipina sulla pressione arteriosa può essere potenziato da quello di altri farmaci antiipertensivi. Qualora si associ a ß-bloccanti, il paziente dovrebbe essere accuratamente sorvegliato poichè potrebbe manifestarsi ipotensione di grado elevato.
E’ anche noto che in casi isolati si è verificato un peggioramento dell’insufficienza cardiaca. La nifedipina viene metabolizzata tramite il sistema del citocromo P450 3A4, localizzato sia a livello della mucosa intestinale che del fegato.
Tutti i farmaci che inibiscano o inducano questo sistema enzimatico possono quindi (dopo somministrazione orale) modificare l’effetto di primo passaggio o la clearance della nifedipina. Digossina: La contemporanea somministrazione di nifedipina e di digossina può condurre ad un aumento dei livelli plasmatici di digossina, legato ad una riduzione della sua clearance.
A scopo precauzionale il paziente dovrebbe perciò essere controllato per rilevare l’eventuale comparsa di sintomi di sovradosaggio di digossina e, se necessario, per aggiustare il dosaggio di digossina sulla base dei suoi livelli plasmatici. Chinidina: In singoli casi durante la contemporanea somministrazione di nifedipina e chinidina sono stati osservati livelli ridotti di chinidina oppure, dopo sospensione di nifedipina, un netto aumento dei livelli plasmatici di chinidina.
Per questa ragione, qualora la nifedipina sia impiegata contemporaneamente o venga sospesa, si raccomanda di mantenere controllata la concentrazione plasmatica di chinidina e, se necessario, di aggiustare il dosaggio. Da alcuni autori vengono segnalati aumenti delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina a seguito di somministrazione contemporanea di entrambi i farmaci, mentre altri non hanno osservato variazioni nella farmacocinetica della nifedipina. Perciò la pressione arteriosa va attentamente controllata qualora la chinidina venga ad essere associata ad una preesistente terapia con nifedipina: se necessario, il dosaggio della nifedipina va ridotto. Quinupristin/dalfopristin: La simultanea somministrazione di quinupristin/dalfopristin e nifedipina può determinare elevazione delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina. A seguito della co-somministrazione di entrambi i farmaci, la pressione ematica deve essere monitorata e, se necessario, deve essere considerata una riduzione della dose di nifedipina. Cimetidina: La cimetidina per il suo effetto di inibizione sul sistema del citocromo P450 3A4 eleva i livelli plasmatici di nifedipina e può potenziarne l’effetto antiipertensivo. Rifampicina: La rifampicina, per il suo spiccato effetto d’induzione enzimatica sul sistema del citocromo P450 3A4, riduce sensibilmente la biodisponibilità della nifedipina, riducendone la sua efficacia.
Per tale motivo l’impiego di nifedipina in combinazione con rifampicina risulta controindicato. Diltiazem: Il diltiazem diminuisce la clearance della nifedipina per cui i due principi attivi dovrebbero essere associati con cautela considerando, eventualmente, la riduzione del dosaggio di nifedipina. Succo di pompelmo: Il succo di pompelmo inibisce il sistema del citocromo P450 3A4.
L’assunzione contemporanea di succo di pompelmo e nifedipina produce un aumento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina legato a un ridotto metabolismo di primo passaggio.
Di conseguenza l’effetto antiipertensivo può risultare aumentato.
In caso di consumo regolare di succo di pompelmo, questo effetto può durare fino a oltre 3 giorni dall’ultima assunzione. Cisapride: La contemporanea somministrazione di cisapride e di nifedipina può condurre ad un aumento dei livelli plasmatici di nifedipina.
Quindi, in caso di somministrazione contemporanea dei due farmaci, la pressione arteriosa deve essere controllata frequentemente considerando, se necessario, la riduzione del dosaggio di nifedipina. Fenitoina: La fenitoina induce il sistema del citocromo P450 3A4.
La contemporanea somministrazione di fenitoina e nifedipina determina una riduzione della biodisponibilità e quindi dell’efficacia della nifedipina. Qualora i due farmaci vengano somministrati contemporaneamente, la risposta clinica alla nifedipina dovrebbe essere controllata e, se necessario, aumentata la sua dose. Analogamente qualora il dosaggio della nifedipina venga incrementato durante la somministrazione contemporanea di entrambi i farmaci, andrà considerata una riduzione nella dose di nifedipina quando venga interrotto il trattamento con la fenitoina. Interazioni teoricamente possibili: Eritromicina: Non è stato condotto nessuno studio specifico sull’interazione tra nifedipina ed eritromicina. E’ noto come l’eritromicina inibisca il metabolismo di altri farmaci mediato dal citocromo P450 3A4 per cui non si può escludere un potenziale incremento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina a seguito di somministrazione contemporanea dei due farmaci. Fluoxetina: Non è ancora stato condotto uno studio clinico per indagare la potenziale interazione tra la nifedipina e la fluoxetina.
E’ stato dimostrato che la fluoxetina inibisce in vitro il metabolismo della nifedipina mediato dal citocromo P450 3A4.
Perciò non può essere escluso un aumento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina a seguito della somministrazione contemporanea dei due farmaci.
Quando la fluoxetina venga somministrata insieme con la nifedipina, dev’essere controllata la pressione arteriosa considerando, se necessario, la riduzione del dosaggio di nifedipina.
Amprenavir, Indinavir, Nelfinavir, Ritonavir, Saquinavir Non è ancora stato condotto uno studio clinico per indagare la potenziale interazione tra la nifedipina e amprenavir, indinavir, nelfinavir, ritonavir o saquinavir.
E’ noto come farmaci di questa classe inibiscano il sistema del citocromo P450 3A4.
Inoltre è stato dimostrato che amprenavir, indinavir, nelfinavir, ritonavir e saquinavir inibiscono in vitro il metabolismo della nifedipina mediato dal citocromo P450 3A4.
Quando siano somministrati insieme con la nifedipina non può essere escluso un sostanziale incremento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina dovuto ad un ridotto metabolismo di primo passaggio ed a ridotta eliminazione.
A seguito di somministrazione contemporanea dev’essere controllata la pressione ematica considerando, se necessario, la riduzione del dosaggio di nifedipina. Nefazodone: Uno studio clinico sulla possibile interazione tra nifedipina e nefazodone non è stato ancora eseguito.
E’ noto come il nefazodone inibisca il metabolismo di altri farmaci, mediato dal citocromo P450 3A4.
Pertanto, non si può escludere un incremento delle concentrazioni plasmatiche di nifedipina, in seguito alla somministrazione concomitante dei due farmaci. Perciò, qualora vengano somministrati in associazione, va controllata la pressione arteriosa considerando, se necessario, la riduzione del dosaggio di nifedipina. Ketoconazolo, itraconazolo, fluconazolo: Uno studio specifico sulla possibile interazione tra nifedipina e ketoconazolo, itraconazolo o fluconazolo non è stato ancora eseguito.
E’ noto come farmaci di questa classe inibiscano il sistema del citocromo P450 3A4.
Quando tali farmaci vengano somministrati per via orale con la nifedipina non si può escludere un sostanziale incremento della biodisponibilità della nifedipina legato ad un ridotto metabolismo di primo passaggio.
Perciò qualora vengano somministrati in associazione, va controllata la pressione arteriosa e, se del caso, va ridotta la dose di nifedipina. Tacrolimus: Il tacrolimus viene metabolizzato attraverso il sistema del citocromo P450 3A4.
Dati di recente pubblicazione indicano come, in singoli casi, il dosaggio di tacrolimus possa essere ridotto quando esso sia somministrato contemporaneamente alla nifedipina. Comunque, qualora vengano somministrati in associazione, devono essere controllate le concentrazioni plasmatiche di tacrolimus considerando, se necessario, la riduzione del dosaggio di tacrolimus. Carbamazepina: Non sono mai stati condotti degli studi formali tesi a valutare la potenziale interazione tra la nifedipina e la carbamazepina.
Tuttavia, dato che quest'ultima si è dimostrata in grado di ridurre le concentrazioni plasmatiche della nimodipina, un calcio-antagonista strutturalmente simile, attraverso un processo d'induzione enzimatica, non si può escludere una riduzione delle concentrazioni plasmatiche, e quindi d'efficacia, anche per la nifedipina. Fenobarbitone: Non sono mai stati condotti degli studi formali tesi a valutare la potenziale interazione tra la nifedipina ed il fenobarbitone.
Tuttavia, dato che quest'ultimo si è dimostrato in grado di ridurre le concentrazioni plasmatiche della nimodipina, un calcio-antagonista strutturalmente simile, attraverso un processo d'induzione enzimatica, non si può escludere un calo delle concentrazioni plasmatiche, e quindi d'efficacia, anche per la nifedipina. Acido valproico: Non sono mai stati condotti degli studi formali tesi a valutare la potenziale interazione tra la nifedipina e l'acido valproico.
Tuttavia, dato che quest'ultimo si è dimostrato in grado di aumentare le concentrazioni plasmatiche della nimodipina, un calcio-antagonista strutturalmente simile, attraverso inibizione enzimatica, non si può escludere un aumento delle concentrazioni plasmatiche, e quindi d'efficacia, anche per la nifedipina. Interazioni che sono state escluse: Non sono stati dimostrati effetti sulla farmacocinetica della nifedipina quando somministrata contemporaneamente a: ajmalina, acido acetilsalicilico 100 mg (per l’acido acetilsalicilico alla dose di 100 mg non viene modificata l’azione sull’aggregazione piastrinica e sul tempo di sanguinamento), benazepril, debrisochina, doxazosin, omeprazolo, orlistat, pantoprazolo, ranitidina, rosiglitazone, talinololo o triamterene idroclorotiazide. Candesartan Cilexetil: La concomitante somministrazione di nifedipina e candesartan cilexetil non ha effetto sulla farmacocinetica dei due farmaci. Irbesartan: La concomitante somministrazione di nifedipina e irbesartan non ha effetto sulla farmacocinetica di irbesartan. Interazioni di altro genere: La valutazione dei valori urinari dell’acido vanil-mandelico effettuata con il metodo spettrofotometrico, in presenza di nifedipina, può evidenziare falsi incrementi dell’acido stesso.
Tali valori non vengono invece modificati utilizzando il metodo HPLC.

04.6 Gravidanza e allattamento - [Vedi Indice].

Gravidanza: La nifedipina è controindicata in corso di gravidanza. La nifedipina si è dimostrata in grado di provocare effetti teratogeni nel ratto e nel coniglio, comprese le anomalie digitali.
Tali anomalie sono, verosimilmente, il risultato della compromissione del flusso ematico uterino.
La somministrazione del principio attivo ha comportato una varietà di effetti tossici a carico dell’embrione, della placenta e del feto come scarso sviluppo fetale (ratto, topo, coniglio), ridotte dimensioni placentari ed ipotrofia dei villi coriali (scimmia), morte degli embrioni e dei feti (ratto, topo, coniglio) e prolungamento della gestazione/ridotta sopravvivenza neonatale (ratto; non valutati in altre specie).
Tutti i dosaggi associati ad effetti teratogeni, embriotossici o fetotossici erano tossici per l’organismo materno e, comunque, risultavano di molte volte superiori la posologia massima indicata per l’impiego umano. Non esistono studi adeguati e ben controllati nelle donne in gravidanza. In singoli casi di fertilizzazione in vitro i calcio-antagonisti come la nifedipina sono stati associati ad alterazioni biochimiche reversibili in corrispondenza della parte apicale dello spermatozoo, con possibile alterazione funzionale dello sperma. Nei casi di ripetuto insuccesso della fertilizzazione in vitro, non riconducibili ad altri motivi, i calcio-antagonisti come la nifedipina dovrebbero essere considerati come possibile causa. Allattamento: La nifedipina passa nel latte materno.
Poichè non esistono dati sui possibili effetti sul neonato, qualora dovesse rendersi necessario un trattamento con nifedipina durante questo periodo, l’allattamento dovrebbe essere interrotto.

04.7 Effetti sulla capacità di guidare veicoli e sull'uso di macchine - [Vedi Indice].

Le reazioni al farmaco, che variano in intensità da individuo ad individuo, possono compromettere la capacità di guidare veicoli o di usare macchinari.
Ciò si riferisce particolarmente all’inizio del trattamento, al cambio del farmaco ed in relazione all’assunzione di bevande alcoliche.

04.8 Effetti indesiderati - [Vedi Indice].

Le reazioni avverse più comuni basate sulle sperimentazioni cliniche con Adalat Crono e classificate per frequenza ed apparato sono: Frequenza d’incidenza: ≥ 1% < 10% Organismo nel suo complesso: astenia (stanchezza), edema, cefalea Apparato Cardiovascolare: edema periferico, palpitazione, vasodilatazione (vampate, sensazione di calore) Apparato Digerente: costipazione Sistema Nervoso: capogiro Frequenza d’incidenza: ≥ 0,1% < 1% Organismo nel suo complesso: dolore addominale, dolore toracico, dolore alle gambe, malessere, dolore Apparato Cardiovascolare: ipotensione, ipotensione posturale, sincope, tachicardia, Apparato Digerente: diarrea, secchezza delle fauci, dispepsia, flatulenza, nausea Apparato Muscolo-Scheletrico: crampi alle gambe Sistema Nervoso: insonnia, nervosismo, parestesia, sonnolenza, vertigine Apparato Respiratorio: dispnea Cute ed Annessi: prurito, rash Apparato Uro-Genitale: nicturia, poliuria Frequenza d’incidenza: ≥ 0,01% < 0,1% Organismo nel suo complesso: reazione allergica, edema al volto, dolore toracico retrosternale, brividi, febbre Apparato Cardiovascolare: angina pectoris, (esclusa quella instabile), disturbi cardiovascolari Apparato digerente: anoressia, eruttazione, disturbi gastroenterici, gengivite, iperplasia gengivale, aumento della g-GT, alterazioni dei test di funzionalità epatica, vomito Apparato Muscolo-Scheletrico: artralgia, disturbi articolari, mialgia Sistema Nervoso: ipoestesia, disturbi del sonno, tremore Apparato respiratorio: epistassi Cute ed Annessi: angioedema, rash maculopapulare, rash pustoloso, sudorazione, orticaria, rash vescicolobolloso Organi di Senso: alterazione della vista, disturbi oculari, dolore agli occhi Apparato Uro-genitale: disuria, pollachiuria Le reazioni avverse più comuni basate sulle segnalazioni spontanee e classificate per frequenza ed apparato, calcolate sulla popolazione esposta al farmaco sono: Frequenza d’incidenza: < 0,01% Organismo nel suo complesso: reazione anafilattica Apparato Digerente: bezoario, disfagia, esofagite, alterazioni gengivali, ostruzione intestinale, ulcera intestinale, ittero, aumento delle SGPT Apparato Emo-Linfatico: leucopenia, porpora Disordini metabolico/nutrizionali: iperglicemia, perdita di peso Apparato muscolo scheletrico: crampi muscolari Cute ed Annessi: dermatite esfoliativa, ginecomastia, dermatite fotosensibile Organi di senso: visione offuscata Nei pazienti in dialisi con ipertensione maligna ed ipovolemia si può verificare, a seguito della vasodilatazione, una marcata caduta della pressione arteriosa.

04.9 Sovradosaggio - [Vedi Indice].

Sintomi: Nei casi di grave intossicazione da nifedipina sono stati osservati i seguenti sintomi: disturbi della coscienza fino al coma, calo della pressione arteriosa, alterazioni del ritmo cardiaco di tipo tachi/bradicardico, iperglicemia, acidosi metabolica, ipossia, shock cardiogeno con edema polmonare. Trattamento: Per quanto riguarda il trattamento, hanno la priorità l’eliminazione della sostanza attiva e la stabilizzazione delle condizioni cardiovascolari. Dopo l’ingestione orale è indicata un’accurata lavanda gastrica associata, se necessario, ad irrigazione del piccolo intestino. Particolarmente nei casi d’intossicazione con formulazioni di nifedipina a lento rilascio, come Adalat Crono, l’eliminazione dev’essere la più completa possibile, compreso l’intestino tenue, al fine di prevenire l’assorbimento del principio attivo.
L’emodialisi è inutile in quanto la nifedipina non è dializzabile, ma è consigliabile la plasmaferesi (per l’elevato legame proteico ed il relativamente basso volume di distribuzione). I disturbi bradicardici del ritmo cardiaco possono essere trattati con ß-simpaticomimetici mentre per le alterazioni di questo tipo pericolose per la vita dev’essere preso in considerazione l’impiego di un “pacemaker” temporaneo. L’ipotensione, come risultato dello shock cardiogeno e della vasodilatazione arteriosa, può essere trattata con il calcio (10 - 20 ml di soluzione di calcio gluconato al 10% da somministrarsi lentamente per via endovenosa, eventualmente da ripetersi). Come risultato, la calcemia può raggiungere i valori alti della norma o superarli di poco.
Qualora l’effetto del calcio sulla pressione dovesse rivelarsi insufficiente dovranno essere somministrati anche dei vasocostrittori simpaticomimetici, quali la dopamina o la noradrenalina, il cui dosaggio dovrà essere determinato esclusivamente dal risultato ottenuto. Infusioni di liquidi o plasma expander andranno effettuate con cautela a causa del rischio di sovraccaricare il cuore.

05.0 PROPRIETA' FARMACOLOGICHE - [Vedi Indice].

05.1 Proprietà farmacodinamiche - [Vedi Indice].

Categoria farmacoterapeutica: Calcio-antagonisti.
Derivati diidropiridinici.
Codice ATC: C08CA05 La nifedipina è un calcio-antagonista della classe delle 1,4 - diidropiridine.
I calcio-antagonisti riducono il flusso intracellulare trans-membrana degli ioni calcio attraverso i canali lenti del calcio. La nifedipina è particolarmente attiva sulle cellule miocardiche e sulle cellule muscolari lisce delle arterie coronarie e dei vasi di resistenza periferici.
A livello cardiaco, la nifedipina dilata le arterie coronarie, in particolar modo i vasi di conduttanza di grosso calibro, perfino nei segmenti normali di aree stenotiche.
Inoltre, la nifedipina riduce il tono della muscolatura liscia vascolare delle coronarie e ne previene il vasospasmo.
Il risultato finale consiste nell’aumento del flusso ematico post-stenotico e nell’incremento d’apporto di ossigeno.
Parallelamente a questo, la nifedipina riduce la richiesta di O2 diminuendo la resistenza periferica (post-carico).
Nell’impiego a lungo termine, la nifedipina si è dimostrata, anche, in grado di prevenire lo sviluppo di nuove lesioni aterosclerotiche a carico delle arterie coronarie. La nifedipina riduce il tono della muscolatura liscia vascolare anche delle arteriole, diminuendo, così, le resistenze periferiche e, quindi, la pressione arteriosa.
All’inizio del trattamento con la nifedipina si può verificare un transitorio aumento riflesso della frequenza e, quindi, della portata cardiaca: tale incremento non è in grado, tuttavia, di compensare la vasodilatazione.
Inoltre, la nifedipina aumenta l’escrezione di sodio ed acqua sia nell’uso a breve termine che in quello a lungo.
L’effetto ipotensivo della nifedipina risulta particolarmente spiccato nei pazienti ipertesi.

05.2 Proprietà farmacocinetiche - [Vedi Indice].

 Le compresse di Adalat Crono sono formulate in modo tale da poter rendere disponibile lanifedipina con un rapporto approssimativamente costante nel corso delle 24 ore.
La nifedipina viene rilasciata dalla compressa con una cinetica di ordine zero attraverso un processo di pompa osmoticaa controllo di membrana.
Il rapporto di cessione rimane indipendente sia dalla motilità che dal pHdel tratto gastroenterico.
Una volta ingerita, i componenti della compressa, biologicamente inerti, rimangono intatti lungo il transito gastrointestinale e sono eliminati con le feci come un guscio insolubile.
Dopo somministrazione orale, la nifedipina viene assorbita quasi completamente.
La disponibilità sistemica delle formulazioni orali di nifedipina a rilascio immediato (Adalat capsule) risulta del 45 - 56% per l’effetto di primo passaggio.
Allo steady state la biodisponibilità di Adalat Crono compresse varia tra il 68 e l’86% di quella relativa all’Adalat capsule.
L’assunzione con ilcibo modifica leggermente il rapporto di assorbimento precoce ma non influenza l’ampiezza della disponibilità del farmaco.
La concentrazione plasmatica cresce ad un tasso costante dopo una dose singola di Adalat Crono e raggiunge il plateau dopo circa 6 - 12 ore per la prima somministrazione.A seguito di somministrazione multipla protratta, la concentrazione plasmatica si mantiene relativamente costante intorno al plateau, esibendo delle minime fluttuazioni nell’arco delle 24 ore d’intervallo tra le dosi (con rapporto di concentrazione picco-valle di 0,9 - 1,2).
La tabella seguente riporta, per Adalat Crono, i valori di concentrazione plasmatica massima di picco (Cmax) ed il tempodi picco (tmax) necessario a raggiungerla: 

  Cmax(mcg/l) tmax(h)
Adalat Crono 20 6 – 9 4 – 16*
Adalat Crono 30 20 - 21 12 - 15 *
Adalat Crono 60 43 - 55 7 - 9 *

  * scarsamente significativo per l’andamento pressoché costante nel tempo della concentrazioneplasmatica Distribuzione:La nifedipina risulta legata alle proteine plasmatiche (albumina) per il 95%.
L’emivita di distribuzione dopo somministrazione endovenosa è compresa tra i 5 ed i 6 minuti. Biotrasformazione: Dopo somministrazione orale, la nifedipina viene metabolizzata nella parete enterica e nel fegato principalmente attraverso processi ossidativi; questi metaboliti non mostrano alcuna attività farmacodinamica.
Viene, quindi, escreta come metaboliti soprattutto per via renale e, per una quota variabile del 5 - 15%, attraverso la bile con le feci.
Il principio attivo immodificato si ritrova nelle urine soltanto in tracce (inferiore allo 0,1%). Eliminazione: L’emivita terminale di eliminazione risulta tra 1,7 e 3,4 ore per le formulazioni convenzionali(Adalat capsule) mentre per l’Adalat Crono non rappresenta un parametro significativo dato che la concentrazione plasmatica si mantiene pressoché costante grazie al continuo rilascio ed alsuccessivo assorbimento: solo dopo l’ultima somministrazione la concentrazione plasmatica progressivamente declina con un’emivita di eliminazione sovrapponibile a quella delle formulazioni convenzionali.
Nei soggetti con compromissione della funzione renale non si sono riscontrate variazioni significative di questi parametri rispetto ai volontari sani mentre la clearance risultaridotta nei pazienti con alterazioni della funzionalità epatica: nei casi severi può, quindi, rendersi necessaria una riduzione del dosaggio.  

05.3 Dati preclinici di sicurezza - [Vedi Indice].

 Tossicità acuta: La tossicità acuta è stata studiata in diverse specie animali ed i singoli risultati sono riportati nella tabella seguente:  

  DL50  (mg/kg)
  orale endovenosa
Topo 494 (421 - 572) * 4,2 (3,8 - 4,6) *
Ratto 1-022 (950 - 1-087) * 15,5 (13,7 - 17,5) *
Coniglio 250 - 500 2 - 3
Gatto circa 100 0,5 - 8
Cane > 250 2 - 3

  * livello di confidenza al 95% Tossicità subacuta e subcronica: La somministrazione orale giornaliera ai ratti (50 mg/kg di peso corporeo) ed ai cani (100 mg/kg di peso corporeo) per un periodo, rispettivamente, di 13 e 4 settimane è risultata tollerata e priva dieffetti tossici.
Dopo somministrazione parenterale (endovenosa) i cani hanno tollerato, senza danni, fino a 0,1 mg/kg di peso corporeo al giorno per 6 giorni, analogamente ai ratti (2,5 mg/kg di peso corporeo al giorno) per un periodo di 3 settimane.Tossicità cronica: I cani hanno tollerato, senza danni tossici, fino a 100 mg/kg di peso corporeo al giorno, somministrati per via orale per oltre un anno.
Nei ratti gli effetti tossici sono insorti alleconcentrazioni di oltre 100 parti per milione nell’alimentazione (corrispondenti a circa 5 - 7 mg/kgdi peso corporeo).
Carcinogenicità:Uno studio a lungo termine (2 anni) nel ratto non ha messo in evidenza effetti carcinogeni a carico della nifedipina. Mutagenicità: Per valutare gli effetti mutageni sono stati eseguiti nel topo il test di Ames, il test Dominante-letaleed il test Micronucleo.
Non si è messa in evidenza la comparsa di effetti mutageni a carico della nifedipina. Tossicologia della riproduzione: Confrontare paragrafo 4-6-  

06.0 INFORMAZIONI FARMACEUTICHE - [Vedi Indice].

06.1 Eccipienti - [Vedi Indice].

Polietilene ossido, ipromellosa, magnesio stearato, sodio cloruro, ferro ossido rosso (E172), cellulosa acetato, macrogoli, idrossipropilcellulosa, titanio diossido, glicole propilenico

06.2 Incompatibilità - [Vedi Indice].

Nessuna.

06.3 Periodo di validità - [Vedi Indice].

3 anni (Adalat Crono 20 mg) 4 anni (Adalat Crono 30 mg e 60 mg).

06.4 Speciali precauzioni per la conservazione - [Vedi Indice].

Nessuna.

06.5 Natura e contenuto della confezione - [Vedi Indice].

Confezione blister a calendario giornaliero con: 1.
Blister di PVC/PVDC/AL; (Adalat Crono 30 mg e 60 mg) 2.
Blister di PA/ACLAR/AL; (Adalat Crono 30 mg e 60 mg) 3.
Blister di PP/AL; (Adalat Crono 20 mg, 30 mg e 60 mg) Adalat Crono 20 mg Compresse rivestite a rilascio modificato - 14 compresse Adalat Crono 30 mg Compresse rivestite a rilascio modificato - 14 compresse Adalat Crono 60 mg Compresse rivestite a rilascio modificato – 14 compresse

06.6 Istruzioni per l'uso e la manipolazione - [Vedi Indice].

Nell’Adalat Crono il farmaco è contenuto all’interno di un guscio non assorbibile che rilascia lentamente il principio attivo da assorbire.
Una volta completato il processo, la compressa vuota viene eliminata e può essere notata nelle feci. Il principio attivo fotosensibile contenuto nell’Adalat Crono è protetto dalla luce sia all'interno che all’esterno della confezione.
Poiché la protezione dall’umidità è garantita solo all'interno della confezione, le compresse dovrebbero essere tolte dal blister solo immediatamente prima dell'uso.

07.0 TITOLARE DELL'AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - [Vedi Indice].

Bayer S.p.A.
Viale Certosa 130 - Milano

08.0 NUMERO DI AUTORIZZAZIONE ALL'IMMISSIONE IN COMMERCIO - [Vedi Indice].

Adalat Crono 20 mg Compresse rivestite a rilascio modificato AIC 027980034 Adalat Crono 30 mg Compresse rivestite a rilascio modificato AIC 027980010 Adalat Crono 60 mg Compresse rivestite a rilascio modificato AIC 027980022

09.0 REGIME DI DISPENSAZIONE AL PUBBLICO - [Vedi Indice].

10.0 DATA DELLA PRIMA AUTORIZZAZIONE/RINNOVO DELL'AUTORIZZAZIONE - [Vedi Indice].

Prima autorizzazione: 13.03.1992 (Adalat Crono 30 e 60) Prima autorizzazione: 18.08.1999 (Adalat Crono 20) Rinnovo dell’autorizzazione: marzo 2002 (in commercio da: Maggio 1992 compresse 30 e 60 mg in commercio da: Novembre 1999 compresse 20 mg)

11.0 TABELLA DI APPARTENENZA DPR 309/90 - [Vedi Indice].

12.0 DATA DI REVISIONE DEL TESTO - [Vedi Indice].

 

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Ultimo aggiornamento: 15/12/2012
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